Giochi sui pirati: dove sono finiti quelli belli?

Il genere piratesco è per certi versi molto strano: può alternare momenti di gloria ad altri di oblio totale o quasi. Lo abbiamo visto anni fa in campo cinematografico.. E visto che siamo qui per parlare di videogiochi, tale fenomeno è ben avvertibile anche in campo videoludico.
Andiamo quindi a vedere i giochi sui pirati che hanno fatto storia, quelli che hanno contribuito al successo del genere e quelli spariti dai radar, cercando di capire cosa possiamo aspettarci in futuro.

I pionieri e i grandi classici

Il genere piratesco ci ha regalato alcuni titoli diventati cult: a chiunque leggendo queste righe sarà già venuto in mente Monkey Island. Un altro nome importante è “Pirates!” ad opera di Sid Meier, nelle sue due incarnazioni (1987 e 2004). Ai tempi era stato proposto anche un picchiaduro, ovvero Skull & Crossbones del 1987, così come nei primi anni 2000 si era fatto conoscere Port Royale.
Come vedremo, l’industria nel tempo ci ha dimostrato che il tema fosse applicabile a qualsiasi genere, dalle avventure grafiche ai giochi di ruolo, passando per i manageriali e arrivando appunto anche ai picchiaduro senza dimenticare qualche mmo. Una strada tutta in discesa? Non proprio.

Sid Meier ha creato grandi giochi diventati veri e propri cult. Pirates! è uno di questi.
Pirates!

Pirati russi

In tutto questo, un ruolo importante lo ha avuto Akella, software house e publisher di nazionalità russa che si è occupata di un discreto numero di giochi di ruolo a tema piratesco. Una serie di giochi, sequel e spinoff come Sea Dogs, Age of Sail II, Age of Pirates, includendo anche Pirates of the Caribbean del 2003.

Tra questi il più glorioso è probabilmente Age of Pirates 2: City of Abandoned Ships. Un successo dovuto anche ad un deciso supporto da parte della community che lo ha supportato con fix e mod di vario tipo estendendone di molto il ciclo vitale.
Il più recente Sea Dogs, ovvero To Each His Own, vede Akella come editore, ma Black Mark Studios come sviluppatore.

…pur se con qualche problema

I problemi dei titoli Akella sono però almeno un paio, a parte l’ovvio fatto che non si tratta di produzioni tripla A. In primis il basarsi sempre sul loro Storm Engine, che se se all’inizio aveva delle carte da giocarsi, incluso essere tra i primi a supportare l’Hyper-threading di Intel, pian pianino accusava sempre più il passare del tempo.
Inoltre lo sviluppatore e i giochi a volte hanno avuto una storia un po’ travagliata. Ad esempio Pirates of the Caribbean inizialmente era nato per essere Sea Dogs II. Il gioco è stato convertito strada facendo in seguito all’uscita del primo film della saga (“La maledizione della prima luna” dalle nostre parti). Non a caso, nel gioco i collegamenti con il film non è che fossero poi così tanti.

Poi c’erano i titoli a creare confusione: ad esempio Age of pirates era a sua volta un sequel di Sea Dogs, eppure aveva un nome differente, tant’è che girando sul web, si può trovare Age of Pirates 2: City of Abandoned Ships, oppure Sea Dogs: City of Abandoned Ships. Il titolo originale russo invece era una cosa del tipo “Corsairs: City of Lost Ships” il che crea un po’ di confusione nell’utente.
Nonostante alcune magagne, è indubbio che tra i loro titoli figurino alcuni tra i giochi di ruolo a tema piratesco più rappresentativi. Ciò è dimostrato dal fatto che nonostante il tempo che passa continuano ad avere estimatori, anche perché se andiamo a vedere, mancano delle valide alternative.
Purtroppo Akella nel frattempo è fondamentalmente scomparsa. Anche se in teoria l’azienda esiste ancora è dal 2012 che è completamente ferma, a causa di problemi economici e legali.

E i giochi online?

Pensando a giochi online e nello specifico MMORPG, c’è un nome che a mio modestissimo parere risalta più di tutti, ovvero Pirates of the Burning Sea (PotBS). Non un gioco perfetto, ma ad oggi rimane il miglior esempio di MMORPG piratesco/navale.

PotBS è stato sviluppato da Flying Labs a partire dal 2002 e rilasciato nel 2008 tramite Sony Online Entertainment. Nel 2012 SOE era in vena di tagli, così dopo che a fine 2011 aveva chiuso SW Galaxies, decise che sarebbe toccato pure a PotBS. Il gioco fortunatamente si salvò grazie a dipendenti di Flying Labs che formando Portalus Games presero in mano la gestione del loro MMORPG. Questo almeno fino a inizio 2019 quando è passato a Vision Online Games.
A parte la storia del gioco e la gestione travagliata, si potrebbe dire che il gioco aveva tutto: PvP e PvE con una bella storyline, combattimento navale e sessioni a piedi, economia dinamica e totalmente dipendente dai giocatori, possibilità di conquistare i porti, tutte le fazioni del caso, varie classi, parecchie navi e chi più ne ha, più ne metta.

Lo spirito rimane invariato, ma a livello tecnico 12 anni sono tanti..

Anche in questo caso va evidenziato come nonostante il tempo che passa, l’inevitabile calo di giocatori, i problemi di gestione e tutto il resto, ci sia sempre qualcuno interessato a giocarlo. Segno anche della mancanza di valide alternative, nonostante siano passati 12 anni dalla sua uscita.

Comunque va detto che non si tratta dell’unico titolo online o MMORPG a tema uscito in quel periodo. Possiamo citare ad esempio Uncharted waters online, Pirates of the Caribbean Online e Voyage Century Online.

Tempi recenti

Di recente i giochi pirateschi non sono certo spariti, Sea of Thieves ne è un esempio (anche se con un approccio un po’ differente rispetto ai titoli elencati in precedenza). a SoT si sono affiancate produzioni minori come il divertente Blackwake, titoli disponibili tanto su PC quanto su piattaforme mobile come Tempest e la serie The Pirate. Qualche progetto promettente si è un po’ perso per strada come Caribbean! (poi rinominato Blood and Gold: Caribbean!) che prometteva molto per via dell’utilizzo dell’engine di Mount and Blade: Warband ma che ha mantenuto molto meno.

Nel frattempo escono ancora DLC per il più recente titolo basato sullo Storm Engine di Akella (ma sviluppato da terzi) ovvero Sea Dogs: To Each His Own, ma se cerchiamo un titolo di spessore nell’ultima decade, forse quello che ha dato un po’ di nuova linfa al genere piratesco è Assassin’s Creed: Black Flag, che sarebbe potuto essere un gioco sui pirati fighissimo, se non fosse che prima di tutto era un AC, con tutto quello che ne consegue.. ma di questo ne parleremo dopo.

Assassin's Creed Black Flag nonostante sia un normale capitolo di AC, si rivela essere un ottimo gioco sui pirati.
Black Flag è uno dei pochi giochi sui pirati di spessore dell’ultimo decennio.

Il fatto comunque è che per quanto si cerchi tra i titoli più o meno recenti, non c’è un MMORPG che possa sostituire PotBS o un RPG single player che possa sostituire City of Abandoned Ships. Per PotBS si era proposto come erede spirituale Naval Action, titolo a cui ho dedicato un sacco di ore e con diversi pregi, ma nonostante diverse meccaniche in comune, i due titoli restano comunque abbastanza lontani (specialmente manca buona fetta della parte RPG e tutta quella a terra). Per CoAS, potremmo prendere come sostituto l’ultimo Sea Dogs, ma non andremmo molto lontani.

Naval Action nasce come erede spirituale di PotBS, ma solo in parte, visto che mancano molte feature per poterli mettere sullo stesso piano.
Immagine evocativa, peccato che non si possa scendere dalla nave e visitare il porto a piedi.

Eppure nel 2015 la possibilità di avere un valido RPG single player sui pirati c’era eccome…

Il “caso” Raven’s Cry

Raven's Cry ha perso l'occasione di essere un valido gioco sui pirati.
pronti all’abbordaggio!

Raven’s Cry era un titolo che molti aspettavano: sviluppato da Octane Games per TopWare Interactive, aveva l’ambizione di offrire al pubblico un gioco di ruolo bello, dettagliato e adulto, che rappresentasse il periodo storico e la vita dei pirati in maniera cruda e non edulcorata alla Pirati dei Caraibi e di conseguenza senza influenze fantasy.
Il primo trailer rilasciato era decisamente promettente, se non fosse che il gioco ha iniziato ad accumulare ritardi su ritardi ed è stato rinviato abbastanza volte da farmi perdere il conto. Questo Finché TopWare non si stufò e mise il progetto in mano a Reality Pump, studio noto per la serie Two Worlds.

L’esperienza insegna che quando lo sviluppo di un gioco è così travagliato, il disastro è dietro l’angolo e così è stato con il gioco rilasciato in fretta e furia per salvare il salvabile, visto che era stato annunciato nel 2011 e sono riusciti a farlo uscire solo a gennaio 2015. Inoltre il gioco era un disastro in quanto a bug, mancata ottimizzazione e ogni tipo di problema che si può presentare in uno scenario del genere. Il fatto poi di proporlo a 59€ non ha certo aiutato, perché così veniva proprio a mancare qualsiasi parvenza di rapporto qualità/prezzo. Se si vende un gioco a prezzo da AAA, poi il cliente lo giudica come tale. Probabilmente fosse costato la metà sarebbe stato già meglio, ma la stroncatura era inevitabile a prescindere.

Vendetta: Curse of Raven's Cry è la riedizione riveduta e corretta del gioco originale, ma nonostante i miglioramenti, non è bastato a risollevarne le sorti.
Alcune città visitabili in Raven’s cry sono discretamente grandi e ben progettate, offrendo l’atmosfera giusta per un gioco del genere.

E lasciatevelo dire: è stato davvero un gran peccato, perché nonostante non sarebbe mai potuto essere un capolavoro, le basi ci sarebbero anche state. Tecnicamente non all’avanguardia ma comunque guardabile, il gameplay e la storyline facevano la loro parte, ma specialmente l’ambientazione (in particolare alcuni porti e relative città) era davvero riuscita in quanto a design e atmosfera (pur con i limiti tecnici dell’engine). Potrei anche azzardarmi a dire che in questo gioco ci sono alcune tra le mie location preferite in un gioco a tema piratesco.. E come già detto l’atmosfera generale era quella giusta, con a corredo delle musiche decisamente azzeccate.

Provaci ancora, Raven

Nonostante la riedizione che lo migliora parecchio, dal trailer si evincono alcuni dei limiti che il gioco ha ereditato dai problemi di sviluppo.

A dicembre dello stesso anno il gioco è stato ripubblicato come Vendetta: Curse of Raven’s Cry. Una riedizione riveduta e corretta (offerta gratuitamente a chi aveva già il gioco) con una valanga di fix, diversi contenuti aggiuntivi e così via. Finalmente il titolo era giocabile (nella versione originale diversi bug impedivano di concludere la storyline, che in un single player era un problema mica da poco) e più godibile, sia per una migliore ottimizzazione che per le modifiche fatte e i nuovi contenuti, ma ormai il danno era bello che fatto.

Futuro e dubbi

In questo scenario, cosa possiamo aspettarci per il futuro?
La storia, videoludica e non, insegna che quando un titolo appartenente ad un certo genere si trasforma in un fallimento. Le altre aziende del settore tendono ad evitare tale genere per paura di fare la stessa fine e quindi si dedicano ad altro.
Magari è un caso, oppure no, ma al momento di nuovi giochi sui pirati annunciati e potenzialmente validi o quantomeno con concrete possibilità di uscire, se ne vedono ben pochi.

Ci sono diversi titoli più o meno indie che procedono molto a rilento e/o che difficilmente avranno i mezzi per proporsi come qualcosa di valido. Ci sono in lavorazione altre mod per i titoli Akella, adirittura per Arma III, ma essendo prodotti amatoriali richiedono tempi molto lunghi. E qualcosa si è già perso per strada, come Age of Seas, annunciato con tanto di pagina su Steam ma di cui il team di sviluppo sembra scomparso nel nulla.

Ubisoft pensaci tu.. forse..

Per anni l’utenza si è chiesta perché non prendessero la parte piratesca di AC: Black Flag per farne un gioco sui pirati “puro”. Finalmente Ubi ha deciso di fare questo passo da molti atteso.
Il gioco si chiama Skull & Bones e nonostante le premesse più che intriganti, il gioco proposto è stato un po’ deludente. Si tratta di un free to play basato solo sul combattimento navale (quindi è stata tolta tutta la parte a terra, i combattimenti a base di spade e pistole in caso di abbordaggio ecc). Cosa che poteva anche passare in parte, ma i primi gameplay mostrati hanno indubbiamente dimostrato che potevano fare di più. E i giocatori non hanno perso tempo a farglielo notare.

Il risultato è che doveva uscire a fine 2018, poi è stato rimandato al 2019, poi ancora al 2020 e ora le ultime notizie dicono che se va bene lo vedremo dopo aprile 2021. Segno che Ubi non crede più nel progetto, o che visto come è stato accolto dall’utenza, stanno correggendo il tiro? Chi lo sa.

Akella, il ritorno?

Abbiamo poi lo studio Black Sun Game, apparentemente formato in gran parte da ex membri di Akella. Scegliendo l’Unreal Engine 4 hanno iniziato a lavorare a Corsairs: Black Spot. Da notare il nome Corsairs, chiaro riferimento al nome originale dei giochi che da noi hanno i titoli Sea Dogs/Age of Pirates.

Il video sembra decisamente promettente, ma da qui ad avere un gioco finito, la strada è lunga.

La fattibilità del progetto però è tutta da vedere. Di concreto si è visto ben poco, era iniziata una campagna di crowdfunding poi cancellata e attualmente il sito ufficiale non risulta accessibile. Insomma al momento ci sono più dubbi che certezze. Se davvero il lavoro dovesse andare avanti, potrebbe essere l’erede dei giochi Akella che in molti stanno aspettando.

In conclusione…

..chi vivrà vedrà. Al momento l’impressione è che per chi vuole fare il pirata virtuale, la via da seguire sia ancora quella delle vecchie glorie. Attendiamo tempi migliori.

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